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Generalmente il temine "gioco" si discosta completamente da una qualsiasi connotazione di "serietà". Tuttavia quando ci riferiamo ad un bambino esso deve assumere la connotazione di azione seria.


I giochi dei bambini non sono dei giochi, bisogna invece valutarli come le loro azioni più serie” - Montaigne.


Ogni bambino gioca naturalmente e prova una sensazione di benessere; nulla quindi è tolto all'aspetto ludico in se stesso, ma, anzi, è proprio il piacere intrinseco nel gioco che comporta e favorisce nuove componenti.

I bambini giocano per divertirsi e non c'è nessuna differenza tra il gioco e ciò che un adulto potrebbe considerare come un lavoro. Solo più tardi, una volta che giungono ad associare un'attività alla ricompensa, essi iniziano a considerare un comportamento mentre lo pongono in atto in vista di benefici a lungo termine piuttosto che per la gratificazione immediata. 


Attraverso il gioco il bambino comincia a comprendere come funzionano le cose, che cosa si può o non si può fare con determinati oggetti, si rende conto dell'esistenza di leggi, del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. L'esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità, è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, cominciando ad accettare le legittime esigenze di queste sue due realtà.


Le attività ludiche a cui i bambini si dedicano si modificano via via, di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d'età.

"…l'uomo è pienamente tale solo quando gioca", dice Schiller, perché si ritrova e si conosce: giocando, infatti, ogni individuo riesce a liberare la propria mente da contaminazioni esterne, quale può essere il giudizio altrui, e ha la possibilità di scaricare la propria istintualità ed emotività.


Il gioco è significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, perché quando gioca, sorprende se stesso e nella sorpresa acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con il mondo esterno. Nel gioco il bambino sviluppa le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali.


A secondo dell'età, il bambino nel giocare impara ad essere creativo, sperimenta le sue capacità cognitive, scopre se stesso, entra in relazione con i suoi coetanei e sviluppa quindi l'intera personalità.

Il gioco favorisce:

  1.   lo sviluppo affettivo

  2.   lo sviluppo cognitivo

  3.   lo sviluppo sociale

  4.   lo sviluppo corporeo


Al di là delle diverse correnti di pensiero, risulta evidente come il gioco è altamente significativo per la crescita del bambino, perché svolge una funzione strutturante dell'intera personalità.

È necessario garantire e restituire ai bambini il tempo e lo spazio per dare libero sfogo a tutte le loro pulsioni interne e assicurare loro una certa complicità senza svestirsi del ruolo di guide.


Oggi tutti i documenti internazionali affermano il diritto al gioco del bambino che viene proclamato come bisogno prevalente e vitale dell'infanzia, motivato da esigenze e implicazioni di ordine fisiologico, psichico, spirituale e sociale e basato sul riconoscimento della pienezza umana in ogni fase della vita.


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Il gioco