L’Erlebnispädagogik: l’esperienza significativa nell’azione educativa

 

Marco Fiamin – Educatore

In Germania l’Erlebnispädagogik  è un’area dell’azione pedagogica ben definita, in Italia tracce di Erlebnispädagogik sono all’interno di diverse azioni educative legate alle attività di team building, all’escursionismo giovanile, allo scautismo, per fare alcuni esempi.

Etimologicamente significa pedagogia (Pädagogik) dell’esperienza – con connotazioni avventurose – (Erlebnis). La parola Erlebnis non è traducibile genericamente con esperienza, rappresenta più un tipo di esperienza significativa, fuori dall’ordinario. Per evitare di fare confusione nel corso dell’articolo chiamerò questo genere di esperienza “Erlebnis”.

Questo tipo di pedagogia è basata su un metodo orientato all’azione in cui i ragazzi partecipano a processi di apprendimento pratici basati su sfide fisiche, psicologiche e sociali, promuovendo l’accrescimento delle capacità psicofisiche, delle competenze sociali, del proprio senso di responsabilità, del pensiero creativo.

Le radici dell’educazione esperienziale risalgono a molto tempo fa ed è noto da tempo che l’apprendimento funziona meglio se non è solo cognitivo, ma anche emotivo e pratico. Le neuroscienze moderne confermano questa evidenza e l’educazione esperienziale la implementa proponendo a persone e gruppi sfide insolite e reali. Queste possono essere, ad esempio, giochi di interazione o attività fisiche nella natura, in cui non è importante solo l’azione, ma anche l’esperienza e il potenziale di conoscenza che in essa è contenuto.

Un’attività di pedagogia esperienziale può anche essere una metafora di un problema quotidiano, oppure si possono tracciare parallelismi tra la vita quotidiana e le esperienze attraverso la riflessione. L’educazione esperienziale persegue l’obiettivo fondamentale di trasferire le esperienze vissute nella conoscenza e nella vita quotidiana. Naturalmente, questo metodo ha anche i suoi limiti. Nel complesso, tuttavia, può essere utilizzato per ottenere numerosi impulsi straordinari per le persone coinvolte.

Che cos’è un’esperienza/Erlebnis? È un evento insolito e speciale che smuove internamente la persona, che ha un impatto duraturo e il cui significato è in definitiva altamente soggettivo (Felten 1998, p.35). Si tenga presente tuttavia che più volte una situazione si ripete, più perde il suo potenziale.

Molti pedagogisti e filosofi nei tempi passati hanno asserito l’importanza dell’esperienza e l’insufficienza del solo processo cognitivo nel processo di un apprendimento consolidato e consapevole.

L’educazione dell’esperienza cerca di tradurre eventi ed esperienze in intuizioni generalizzabili attraverso la successiva riflessione: eventi e impressioni che accadono durante un’attività, vengono trasformati individualmente in esperienze. Da ciò, attraverso la successiva riflessione le esperienze vissute diventano più significative e idealmente acquisiscono una dimensione di conoscenza e di apprendimento collegato a precedenti esperienze individuali.  Queste scoperte su se stessi, le proprie relazioni sociali o la vita passata e futura vengono trasferite alla vita quotidiana e aumentano le possibilità di cambiamento e sviluppo della propria personalità.

Alcuni esempi:

  • un percorso sulle corde tra gli alberi può essere collegato alla dimensione della fiducia in se stessi e nei compagni di attività. Allo stesso tempo, si tratta anche di affrontare la paura, lasciarsi andare, fare il passo successivo o raggiungere un obiettivo. La combinazione tra le sfide fisiche e le corrispondenti reazioni fisiche e psicologiche, porta i partecipanti a situazioni che vanno oltre la routine quotidiana e che rende necessari atteggiamenti diversi. Nella riflessione finale, si creano i collegamenti metaforici tra l’azione svolta e le molte situazioni quotidiane in cui.
  • “Siamo tutti sulla stessa barca” richiama ovvi parallelismi con la vita di tutti i giorni. Essere nel ruolo responsabile del timoniere, guidare attivamente una barca o una zattera, coordinare la pagaiata della squadra e dare indicazioni chiare, può essere una grande sfida e per alcuni può essere stressante. Alcune riflessioni al termine dell’attività potrebbero essere: Dopo questa esperienza, cosa significa assumere ruoli di leadership? Che aspetto ha un buon lavoro di squadra nella vita di tutti i giorni?
  • Essere soli per poche ore o anche pochi giorni in un luogo sconosciuto, soprattutto nella natura, per trascorrere del tempo senza la distrazione dei media o senza altre forme di consumo di lusso, è ormai una situazione molto insolita per molti. In queste situazioni i processi di riflessione avvengono quasi inevitabilmente. A volte è possibile trovare le risposte a domande a cui si desidera da tempo rispondere.

Oltre a questi esempi intensi e ricchi di materiale, sono numerose le attività senza una grande logistica che offrono un grande potenziale per l’apprendimento personale e sociale. Molte attività di gruppo possono essere svolte all’interno di seminari, aule o dopo una breve passeggiata, preferibilmente in natura. E ben organizzate e condotte, gli effetti in termini di di apprendimento sono spesso di vasta portata, almeno quanto le attività con un più elevato sforzo organizzativo.

Diventa chiaro a questo punto, come l’obiettivo più importante dell’Erlebnispädagogik è che le esperienze cognitive, emotive, sociali e pratiche vissute in una situazione/evento ad alta intensità siano trasferite alla vita quotidiana.

Efficacia dell’Erlebnispädagogik

L’Erlebnispädagogik ha un effetto pedagogico? Il trasferimento delle esperienze vissute nella vita quotidiana ha successo? Si potrebbero porre queste domande per ogni attività educativa, ma un metodo che sembra “solo” di sport, giochi e divertimento, dall’esterno sembra essere particolarmente discutibile in termini di effetti.

Di base, porsi una tale domanda sugli effetti è già sbagliato. Come già detto, l’esperienza è negli occhi dell’esperitore ed è quindi altamente individuale. La stessa esperienza pedagogica con 20 partecipanti lascerà almeno parzialmente 20 esperienze diverse. Di base si attivano processi di apprendimento individuali e di gruppo che si organizzano da soli e possono essere controllati dall’esterno solo in parte. Una  esperienza entra in contatto con precedenti esperienze molto specifiche (ad esempio provenienti dalla biografia personale o dalla storia del gruppo), è quindi percepita in modo diverso e di conseguenza ha effetti diversi. L'”effetto” dell’esperienza proposta non è quindi più, ma anche non meno, che un impulso che viene ulteriormente elaborato (Lakemann 2005).

I processi educativi non possono essere influenzati direttamente. Il controllo contestuale è possibile sulla base di un cambiamento delle condizioni quadro, ad esempio attraverso un’escursione nella natura o un compito pratico di risoluzione dei problemi (Willke 2005). Cambiando il contesto, i partecipanti devono lasciare la propria zona di comfort per raggiungere il loro obiettivo. È qui che iniziano i processi di apprendimento. L’accesso alla zona di apprendimento è associato a un “disturbo” che sbilancia in modo produttivo un sistema (persona, gruppo, organizzazione) che è in “routine quotidiana”. Le routine quotidiane, in un contesto nuovo, non funzionano più come al solito.  Devono essere trovati nuovi “strumenti” per padroneggiare l’attività (sul modello di zona Nadler e Luckner 1992).

Ovviamente deve essere evitato il passaggio dalla zona di apprendimento alla zona di panico. Qui i processi di apprendimento vengono bloccati. L’incertezza e lo squilibrio sono così grandi che aumenta il rischio di incidenti. La sicurezza deve essere pertanto intesa in termini tecnici e fisici, nonché psicologici e sociali. Quindi non si tratta solo di evitare incidenti nel senso classico, ma anche di prevenire traumi psicologici delle persone o lo sviluppo di relazioni problematiche nel gruppo. Questo potrebbe sembrare più facile di quanto invece non sia in pratica: alla luce di una diversa tolleranza individuale del rischio, ridurre il più possibile al minimo i rischi oggettivi  deve essere combinato con le esperienze di rischio soggettivamente diverse.

Tornando alla domanda iniziale, la mia risposta è pertanto sì: l’Erlebnispädagogik è efficace e ha un’efficacia educativa quando vengono rispettate tutte le condizioni progettuali, organizzative e di conduzione sopra esposte.

Limiti
Come ogni metodo, anche l’Erlebnispädagogik ha i suoi limiti. L’idea di una facile soluzione istantanea per risolvere i problemi della vita non è applicabile all’Erlebnispädagogik. Ci vuole tempo perché gli eventi diventino esperienze significative ed esperienze significative esperienze o conoscenze.

Ciò è particolarmente vero se anni di esperienze personali hanno portato a situazioni di difficoltà personali. Nel lavoro basato sull’Erlebnispädagogik, è sempre necessario considerare quale impostazione è adatta a quale gruppo target e se un’attività con date persone e in un dato gruppo sia sostenibile nelle date condizioni quadro.

Marco Fiamin – Educatore